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L'abbazia di Fossanova: rivivere il monastero

ABBAZIA DI FOSSANOVA
800 anni tra storia e futuro 
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Mostra d'arte

 Roma, Complesso del Vittoriano, Ala Brasini
24 Maggio - 29 Giugno 2008

L'ABBAZIA DI FOSSANOVA: RIVIVERE IL MONASTERO
di
Giovanni Maria De Rossi

Preghiera, operosità, carità: sono questi i cardini intorno ai quali ruota tutta la struttura monastica cistercense. Le architetture delle singole unità monumentali del complesso abbaziale  rispondevano, pertanto, a queste tre precise esigenze.
Anche a Fossanova il “cuore” del monastero non poteva che essere la chiesa abbaziale, strettamente legata al  chiostro: a quest’ultimo, ed in particolare all’ala con la Sala Capitolare, erano demandati i  numerosissimi momenti di riflessione spirituale e di liturgia e le rare opportunità per il tempo libero.
Intorno al chiostro si disponevano, topograficamente differenziati  proprio per sottolineare la diseguaglianza gerarchica tra Monaci e Conversi,  che erano i “motori” della vita monastica, gli edifici che consentivano la “quotidianità” nell’ambito abbaziale: i dormitori, con le rispettive latrine, i refettori, la cucina, la stanza con il camino - il calefattorio -; più defilate l’infermeria dei Monaci, cui si affiancarono in seguito la casa dell’Abate e lo scriptorium, e, ancor più ai margini, l’infermeria dei Conversi.
I ritmi quotidiani erano legati ad un complesso sistema di gesti, suoni e scampanii codificati, ai quali si affiancavano pochissime parole. La regola del silenzio, obbligatoria, salvo rare eccezioni, tra i Monaci, imponeva una comunicazione improntata alla gestualità, fatta di inchini, genuflessioni, prostrazioni e segni vari: nel monastero cistercense di Clairvaux esisteva un elenco formato da 227 segni convenzionali che, con il loro significato, coprivano praticamente quasi tutte le eigenze della vita monastica. L’inizio dello  svolgimento delle principali attività era annunziato da semplici strumenti sonori, sparsi in punti strategici del monastero: le campane della chiesa; la campanella del refettorio dei Monaci e quella dell’ala dei Conversi; l’orologio (“svegliarino monastico”) nella stanza del sacrista; le tavole lignee da percuotere con una mazza nel chiostro grande e nel chiostrino dell’infermeria dei Monaci. Intensità, tono e durata dei suoni avevano un senso ben preciso noto a tutti coloro che risiedevano nel monastero.


La mostra:
il progetto, gli strumenti

     Margherita Cancellieri
Fossanova ieri e oggi
 
      Giovanni Maria De Rossi
Rivivere il monastero
             

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