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L'abbazia di Fossanova: rivivere il monastero


L’operosità, che trovava, fuori dal recinto monastico, il suo principale campo d’azione nello sfruttamento dei terreni agricoli e da pascolo, si concentrava, all’interno, nell’utilizzazione dell’acqua, opportunamente incanalata dal vicino fiume Amaseno, come forza motrice per azionare i meccanismi per le attività artigianali e per la macina dei cereali.
Strutturalmente furono, pertanto, realizzati un edificio di produzione dislocato lungo l’asse del canale, e perciò ai margini del complesso, proprio per facilitare poi la fuoriuscita del  canale stesso e lo smaltimento dei rifiuti di lavorazione, ed un edificio di conservazione, la “grangia” (granaio), funzionalmente ubicato a metà dei due ingressi del monasteto, per stoccare i vari tipi di cereali e di prodotti agricoli. A complemento dei supporti produttivi si può ipotizzare la presenza, documentata dalle fonti e da molti monasteri cistercensi, all’interno dell’area abbaziale, di un apposito spazio, a contatto con il canale, destinato ad ospitare specchi d’acqua, tra loro collegati, per l’allevamento ittico, in considerazione anche del fatto che il pesce era alla base dell’alimentazione monastica.
La “missione” caritativa, da intendersi a tutto campo, era rivolta prevalentemente ai viandanti ed ai pellegrini, senza però dimenticare gli abitanti dei vicini contadi, che transitavano per il monastero per poche ore o pochi giorni: si devono includere anche quelli che, per motivi di salute, erano costretti a soggiornare per lunghi periodi. Come è naturale per un monasteroi cistercense, che per sua natura era più chiuso in se stesso che aperto alla fruizione esterna, gli edifici di alloggio, ristoro e accoglienza erano, anche a Fossanova, dislocati a diretto contatto con l’ingresso principale, quindi ai margini del cuore del complesso abbaziale ma in posizione ottimale per favorire, inizialmente, il contatto diretto con i viandanti ed i pellegrini e successivamente, all’occorrenza, anche il prolungato soggiorno, senza rischi di “sconfinamento” nell’area monastica vera e propria, detta “clausura”.
Tutte le unità monumentali che formavano l’ossatura del monastero di Fossanova erano tra di loro raccordate, o direttamente o mediante brevi tratti murari, in modo da realizzare un “unicum” architettonico assolutamente autosufficiente.
Lo svolgersi della “quotidianità” cistercense è comunemente riconosciuta, in controluce, nella lapidaria frase ora et labora, che la tradizione ha mutuato direttamente dalla Regola di S. Benedetto la quale, storicamente, è alla base degli ordinamenti dei Cistercensi: in realtà il motto non compare nella Regola né è stato coniato dai Monaci dell’ordine ma è un’efficace sintesi del pensiero di S. Benedetto elaborata nel XVIII secolo in ambito erudito bavarese e da allora entrato suggestivamente nel linguaggio comune.       


La mostra:
il progetto, gli strumenti

     Margherita Cancellieri
Fossanova ieri e oggi
 
      Giovanni Maria De Rossi
Rivivere il monastero
             

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