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Fabrateria Nova: Chiusura della campagna di scavo 2008

L'AREA DEL CRIPTOPORTICO
Il saggio diretto dal prof. Eugenio Polito dell’Università di Cassino è localizzato all’estremità Est della penisola, non distante dal fiume.
Già Angelo Nicosia, nel suo volume su Fabrateria Nova del 1977, aveva individuato una serie di resti murari interpretati come un criptoportico a due navate. Gli interventi dello scorso anno, per lo più di pulizia, sono stati finalizzati ad appurare la consistenza e lo stato di conservazione delle strutture fuori terra. Le evidenze consistono in una coppia di muraglioni apparentemente paralleli, ma in realtà divergenti verso sud e chiusi da un muro trasversale a nord. Sull’angolo rimane un contrafforte la cui funzione è incerta (fig. 1). È stato supposto che potesse reggere la fila di pilastri centrali; questo potrebbe confermare l’ipotesi che l’intera struttura fosse divisa in due navate. Altrimenti, il contrafforte potrebbe essere interpretato come un pilone per il sostegno di una struttura arcuata che sormontava una strada; tuttavia non sono conservate tracce del secondo pilastro. La teoria poteva essere molto allettante per collegare il tratto di strada con i resti di un ponte sul fiume individuati a nord-est da Nicosia.
Il complesso, che può essere datato tra la fine del II e gli inizi del I secolo a.C., fu presto abbandonato. Di poco successivo alla data di costruzione è l’inserimento di una scala che permette l’accesso al livello superiore (figg. 2-3). È stato supposto che essa desse accesso ad un ambulacro, il quale portava sulla piazza su cui si doveva affacciare il tempio scoperto da Nicosia (fig. 4).
L’intera area ha fornito materiali databili in gran parte al periodo repubblicano, mentre rari sono quelli di età imperiale. Sono stati individuati una serie di getti di materiali di scarto di II secolo d.C. ma anche alcune fosse con riempimento del III secolo d.C. All’interno delle strutture è stata, inoltre, individuata una fornace, costruita con tegole e blocchetti di calcare che delimitano il vano del forno (fig. 5).
Secondo il prof. Polito quest’area sarebbe stata abbandonata perché, essendo prossima al fiume, subiva più delle altre le alluvioni del Liri, come si può notare dai banchi di ciottoli sparsi su tutto il saggio. 



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