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La magica espansione della memoria

Antonio Menenti
La magica espansione della memoria


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Mostra d'arte a cura di Rocco Zani
Da un'idea di Federica Romiti
7 Settembre - 7 Novembre 2008
Palazzo di Bonifacio VIII - Via V.Emanuele 238, Anagni (FR)

 

Lorenzo Cappelletti
Dall'imitazione all'immedesimazione alla trasfigurazione

L’occasione del ciclo I polverosi, che Antonio Menenti realizzò fra la fine degli anni Ottanta e i primi  anni Novanta, è costituita con tutta evidenza e per esplicita scelta dell’autore da figure e forme tratte dalla tradizione storica anagnina: papa Bonifacio VIII, il cui nome è per sempre tragicamente legato alla città; ma, prima ancora, i reliquiari e le trasparenti ossa degli apostoli/martiri fatte colonne su cui poggiava e poggia la Chiesa prima e dopo Bonifacio; e poi ancora le decorazioni di muri e paramenti.
Con umile naturalezza Menenti suggerisce attraverso l’imitazione di questo corredo che l’ispirazione di un artista autentico non emerge dal vuoto vagare del pensiero ma dalla realtà circostante a cui liberamente aderisce: dalla realtà naturale, ma più ancora da precedenti modelli artistici e artigianali che continuamente ripetendo rinnova. Tutti i grandi si sono esercitati a dipingere o a riscrivere molte volte e con molte varianti lo stesso soggetto, fino a doverlo semplicemente numerare, per distinguerlo: Bill Congdon con i suoi crocefissi, Andy Warhol la cui poetica si basava proprio sulla ripetizione seriale, Federico Fellini che diceva di girare in fondo sempre lo stesso film.
Nella sua bottega ai piedi degli imponenti arconi duecenteschi del Palazzo bonifaciano, Menenti mostra, se ce ne fosse bisogno, di essere artista autentico proprio perché la novità geniale delle sue creazioni tradisce sempre l’umile origine artigiana di una imitazione.
E proprio lì, in quello che a tutta prima sembra solo vago accostamento di colori, puro gioco di irregolari geometrie ingrandite e fissate, accanita puntinatura da Maestro Ornatista, compare un sentire non solo cortese. Compare capacità di immedesimazione nella fissità o nel ripiegamento di Bonifacio; nella pesantezza del suo piviale d’oro o smeraldo; nelle onde dei Caetani in cui affonda la mitra; nell’oscurità della porta chiusa del Transito; nella dura e angosciosa forma del Totem. E compare un’ansia di trasfigurazione formale e spirituale nel Corpus Magni martyris e nel Cherubino, che sfumano verso una dimensione più profonda, attraverso le porte dei Cieli, attraverso Colui che è la porta.
Buona fortuna. Come si dice a un viandante, affidandolo a Dio.

                                                                                                      


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