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Andando controcorrente…

Nel segno della continuità e della sperimentazione vanno lette le opere premiate, che hanno saputo declinare il tema proposto con accenti e toni molto differenti, per rendere manifesta la necessità di ritrovare il senso del tempo passato e di coniugarlo al  presente.
Vincenzo Todaro, Elsa Florio, Tommaso Bet hanno seguito il filo sottile, ma tenace offerto dalle indicazioni programmatiche, proponendo tre modi diversi, eppure inevitabilmente complementari, di fare i conti con la persistenza del passato e coniugarla poi attraverso l’arte al tempo presente, per trovare le ragioni di una quotidianità sempre più sorda ai reali bisogni delle singole esistenze.
Florio e Bet  hanno messo a punto un linguaggio completamente giocato sul bianco e sul nero, che modellano lo sviluppo dei volumi, controllano l’intensità della luce e delle ombre e regolano le modulazioni di tono, mentre Todaro, che pure ha inevitabilmente fondato il suo percorso di ricerca sulla tensione del segno inciso, con il delicato affiorare alla superficie di piccole zone di colore scompagina l’originario equilibrio e risolve lo strutturarsi dell’immagine attraverso un’eterogenea architettura dello spazio. Sorprendente è la capacità di quest’ultimo di sottolineare, attraverso la duttile declinazione delle tecniche tradizionali, la realtà straniante di questo nostro tempo, in cui convivono in situazioni paradossali e stridenti le più profonde contraddizioni. Florio invece riporta con sapienza la difficoltà di costruire un dialogo tra il passato e il presente ad una dimensione squisitamente femminile, in cui la prosaicità del quotidiano diventa metafora della problematicità di un comune sentire. Bet infine intreccia frammenti di immagini, per legare indissolubilmente le trame della cultura e della memoria e creare densità materiche che racchiudono bagliori di luce.
Tutti e tre suggeriscono la fertile mescolanza delle tendenze teoriche e operative, che animano i molti percorsi di ricerca collegati alle tecniche dell’incisione, e insieme agli altri artisti scelti per la mostra di quest’anno permettono di delineare, sia pure in maniera assolutamente incompleta, lo sviluppo delle esperienze dei più giovani, per restituire il senso di quella libertà espressiva, perseguita con strumenti spesso molto differenti e nutrita da intenzionalità per lo più discordanti, che rappresenta la linfa vitale di quel diffuso bisogno di riscoprire l’importanza della tradizione del fare arte e l’urgenza di sperimentare il presente per aprirsi al futuro. 


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Carnello c'Arte ad Arte 2008



 

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