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Fana, Templa, delubra

Sandra Gatti, direttore archeologo della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, si occupa da tempo di questo popolo e nel volume lo introduce attraverso le fonti storiche. L’analisi delle tre tradizioni, Servio, Verrio Flacco e Macrobio, costituiscono il punto di partenza per riesaminare la questione delle origini degli Ernici alla luce dei recenti ritrovamenti archeologici. Le considerazioni della studiosa mettono ordine in un mare magno di ipotesi e di ricerche ed arricchiscono il quadro storico-demografico relativo a questa popolazione. In particolare la Gatti si sofferma sul problema delle “origini” e sulle tracce dei contatti commerciali che queste genti ebbero grazie alla loro collocazione geografica.
Maria Romana Picuti e John Sheid penetrano all’interno dell’argomento religioso con due interventi di carattere generale, estrapolando i caratteri ed i resti ad esso relativi. Il primo di questi si interessa dei luoghi sacri nel periodo precedente la conquista romana. Centro propulsore della religiosità ernica fu Anagni, la cui ricchezza di luoghi di culto è sottolineata da una delle lettere dell’imperatore Marco Aurelio al maestro Frontone. I due autori non mancano di evidenziare i ritrovamenti archeologici che vanno dalla recentissima e quasi certa individuazione del Compitum Anagninum e del Dianium, l’area sacra dedicata a Diana. È stato dato risalto al santuario individuato in località Santa Cecilia e ai materiali provenienti da Santa Maria del Popolo, entrambi ad Anagni, mentre un solo edificio cultuale degli Ernici è stato identificato sull’acropoli di Alatri già negli anni ’70 del secolo scorso.
La conquista romana trasformò la società ernica e l’introduzione di forme amministrative diverse modificò il modo di approcciarsi alla religione.
Filippo Coarelli delinea il nuovo quadro amministrativo delle cinque città all’indomani del 306 a.C., anno che segnò la definitiva crisi della società ernica.


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