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La casa di Dedalo

Fernando Rea
LA CASA DI DEDALO

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Mostra d'arte a cura di Rocco Zani
5 - 24 Febbraio 2009
Frosinone, Villa Comunale, via Marco Tullio Cicerone
Inaugurazione giovedì 5 febbraio ore 18

 

 Testo critico di Rocco Zani

 

La lettura del tempo artistico di Fernando Rea, ovvero la sostanza storica che è compendio di tracce, scali, diversioni, condurrebbe ad una percorrenza fitta di soste durevoli, fluide, eminenti nei loro riflessivi segnali, e di ripartenze altrettanto ragionevoli come se la corrente iniziale avesse esaurito di colpo la propria responsabilità linguistica, il suo dinamismo espressivo, lo specifico modello di conoscenza.
Un lettore sventato definirebbe allora talune esperienze – la Nuova Figurazione, la Macronatura, il Simbolismo ermetico, il Mito – delle temporalità collassate, predate in tutto e per tutto delle loro autonome densità, vuotate di ogni presumibile appendice. Come se l’artista avesse, nel tempo, navigato per arcipelaghi appartati, inconciliabili, distanti, privi di un reticolo comunicante e consumato poi, con avidità, ogni minima risorsa di quelle zone.
In verità le aree della consapevolezza espressiva di Rea hanno sempre vissuto – e vivono tuttora - una sorta di complicità consequenziale, fatta di propedeutiche relazioni o di un’intima organicità. D’altra parte la componente alchemica – quasi un durevole fenomeno di contagio - evocata da Rea quale presupposto essenziale della sua narrazione, non è figliolanza occasionale di una specifica vicenda narrativa, bensì la coscienza che la Storia, soprattutto quella artistica, è sintesi evolutiva di “modelli assunti”. È pertanto il rimescolio delle congetture – finanche di quelle già perseguite – a ricongiungere perentoriamente l’epilogo all’invadente prologo.
L’incontro con Fernando Rea cela, al di là di ogni ragionevole ed eloquente confronto sui moti dell’espressività – sulle sue consequenziali ouvertures – un variopinto mondo sotterraneo fatto di ricordanze lievi, di approcci timorosi, di ascolti mai disattesi. Forse per una conoscenza che è riepilogo permanente ed essenziale di tracce comuni, remote e presenti al contempo.
In primis il luogo. Che è memoria sotterranea, caliginosa, umida. Lo è per me innanzitutto, curiosamente nato a pochi passi da questo solido portale di castagno brunito, celato quasi dalle ombre che si danno ritrovo tra  le viuzze della città  vecchia, tra i saliscendi di pietra, lungo gli aliti della nebbia amica che accompagna talvolta la sera tra  le braccia  della notte. Non è per nulla ridicolo o irragionevole difendere questo avamposto e farne uno straordinario luogo di assemblage.


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