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Vittorio Miele - Mostra antologica di dipinti


Perché per Vittorio Miele, artista di linguaggi e di idee-forza, non cronista  di percezioni o di “catastrofi guerresche” (viste comunque dalla parte dei vinti più che dei vincitori), ha contato e conta lo scarto della norma, come dicono i linguisti, per una deviazione conflittuale, in grado di condurre ad una unità dei contrari quei particolari di solito diretti alla identificazione di una realtà mimetica o all’accentuazione dei toni eloquenti e poetici.

A tal proposito - e per non lasciare disperdere i giudizi sulla qualità  nell’opera  di  Vittorio Miele – leggiamo  insieme  un commento di Leopardi (cfr. “Il Parini ovvero della gloria”), per il quale: “Non è dubbio alcuno, che gli scritti eloquenti e poetici, di qualsivoglia sorta, non tanto si giudicano dalle loro qualità in se medesime, quanto dall’affetto che essi fanno nell’animo di chi legge. In modo che il lettore, nel farne giudizio, li considera più, per così dire, in sé proprio che in loro stessi”.

“Di qui nasce – prosegue il Leopardi – che gli uomini naturalmente tardi e freddi di cuore e d’immaginazione, ancorché dotati di buon discorso, di molto acume d’ingegno, e di dottrina non mediocre, sono quasi al tutto inabili a sentenziare convenientemente sopra tali scritti; non potendo in parte alcuna immedesimare l’animo proprio con quello dello scrittore; e ordinariamente dentro di sè li disprezzano; perché leggendoli, e conoscendoli ancora per famosissimi, non iscuoprono la causa della loro fama…”.

Non si conferisce una “fama” all’unità di forma-contenuto di Vittorio Miele, se non si scopre, nell’essenzialità della Wesens-form, la denotazione del suo particolare, rigoroso e potente, che acquista un di più di significato proprio per la soppressione della descrittività di una delle due condizioni del rapporto linguistico e nella quale invece si è impaniata – in termini episodici e corsivi – la rappresentazione dell’impressionismo. E’ stato infatti osservato che dall’impressionismo è derivata la  “predilezione della battuta staccata”, nel contesto di una realtà episodica, collegata otticamente al quotidiano; mentre l’espressionismo si è interessato alla mimica (alla caratura) per ottenere l’animazione della realtà scenica, sintetica e dinamica nell’atto in sé.  

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