E’ comprensibile la difficoltà del riguardante inesperto di percepire la diversa scala di valori, ma appare evidente che un’opera d’arte è sempre legata al visivo, ed è inevitabilmente portata a lasciar privilegiare agli occhi dei visitatori le ragioni estetiche, rispetto alle intenzionalità e all’animus decidendi dell’artista. Ne viene di conseguenza che le opere vengono guardate come se fossero avulse dal pensiero che le ha determinate e soprattutto – nella forma – distaccate dagli eventi storici vissuti, mentre per un artista-sismografo, come Vittorio Miele, le vicende vengono continuamente agitate nella forma-colore e finanche drammaticamente presagite come anticipazioni dell’immediato futuro. Come è stato detto, un artista non dipinge i fatti della rivoluzione per dimostrare l’innovatività dell’opera. Consapevole di questo concetto, Vittorio Miele non separa le passioni dalla forma, che indirettamente le esprime, ma – combinando le parole con il destino degli uomini del tempo mette a nudo la discrepanza tra l’io e la realtà, soprattutto l’incomprensibilità di certe terrificanti realtà, che bloccano l’anima in subbuglio e che la dispongono ad un’attesa tutt’altro che pacificata. Ed ecco come il dolore-rivolta, per le vicende della vita, affiora in superficie in immagini trepidanti, che anche quando Miele – da artista eternista – non le identifica otticamente e/o ideologicamente, evidenziano comunque il dramma dominato dall’Urschrei espressionista e proprio dell’artista attivista, il quale tramuta il “grido” irrefrenabile in un “urlo condensato” nella struttura stessa delle cose. Non si compiace della rivolta fine a se stessa, ma progetta e costruisce. Il “superamento” appare ora definitivamente raggiunto. In quanto il contrasto tra silenzio apparente delle cose – condensato in una struttura naturale, il cui limitare è bloccato da una intelaiatura geometrica e razionale – e il grido vitalistico e irrazionale, che pervade la sua pittura, ha portato l’artista alla perfetta reductio ad unum degli elementi discordi, confermando lo scopo eternista dell’arte di Vittorio Miele: edificare una nuova e valida metafisica. |