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LA STORIA
Il Tesoro del duomo di Veroli assunse identità museale nel 1975, al termine di una gestazione iniziata nel XV secolo. Custodito ab ovo nella cripta del duomo di Sant’Andrea, all’inizio del Quattrocento esso fu trasferito per ragioni di sicurezza in un luogo più nascosto e protetto: si temeva, infatti, che il passaggio dell’esercito di Ladislao d’Angiò Durazzo, re di Napoli, potesse arrecare lo stesso oltraggio perpetrato nel 1406 a danno della vicina abbazia di Casamari, profanata e saccheggiata. Per questo motivo il vescovo Bartolomeo (1396-1420) fece costruire una cella all’interno della torre campanaria a ridosso dell’abside, dove il Tesoro rimase custodito addirittura fino all’inizio del XIX secolo. Placatosi ormai da tempo lo stato di emergenza, il sacrarium, così nascosto e trascurato, fu rinnovato e adeguato alla sua funzione dal vescovo Lorenzo Tartagni (1715-1751): in aggiunta alla piccola loggia interna, comunicante con l’abside e funzionale all’ostensione delle reliquie in occasione di alcune solennità liturgiche, egli fece costruire una loggia esterna da cui poter impartire con esse la benedizione a tutta la cittadinanza.
Dopo aver accolto nel 1572 alcuni tesori dell’abbazia di Casamari, a seguito della napoleonica soppressione degli ordini religiosi, nel 1813 arrivò a Veroli anche la ricca collezione di reliquie della Certosa di Trisulti, appena evacuata dalla comunità di monaci.
Fu quindi necessario predisporre urgentemente un nuovo allestimento del Tesoro, in un luogo meno angusto e nascosto, consono ad una esposizione permanente degli oggetti alla pubblica venerazione.
Lo stesso anno il Capitolo dei canonici approvò la proposta dell’agostiniano Francesco Maria De Bobus, “dilettante di disegno”: il progetto prevedeva di ingrandire e decorare – per lo scopo – la cappella della Natività della Vergine, fatta costruire poco più di cinquant’anni prima dal vescovo Tartagni. Col contributo dei migliori artigiani della città, esperti nell’arte del legno, del ferro e dell’ornato, dopo cinque mesi di lavoro –  dovuti alle sopraggiunte difficoltà di ampliamento della cappella, con conseguente aumento della già notevole spesa – il Tesoro fu trasferito nella sua nuova collocazione, la cappella a destra del coro, da allora detta Cappella delle reliquie e sistemato dal canonico sacrista don Giuseppe Scaccia. Le pareti della cappella furono interamente coperte di teche, dai cui vetri si scorgevano i reliquiari.
Meno di un secolo e mezzo dopo l’allestimento fu nuovamente messo in discussione. Il conte Stanislao De Witten, che giudicò affastellata, confusa e sciatta la disposizione delle reliquie, fu incaricato di riordinare la raccolta secondo un criterio atto ad evidenziare gli oggetti esteticamente più pregevoli in un contesto armonico che esaltasse in particolar modo lo spirito religioso.
La cappella fu riaperta nel 1948.
L’ultimo spostamento avvenne nel 1975 quando, a cura della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici del Lazio, alcuni dei più importanti oggetti del Tesoro furono trasferiti e ordinati nella cappella della Concezione, già coro d’inverno dei canonici, da allora sede del Museo del Tesoro del duomo di Veroli.



 

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