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CRITERIO DI ALLESTIMENTO
L’allestimento del Tesoro del duomo di Veroli, inaugurato nell’aprile del 1975, fu curato dallo studio di architettura Einaudi di Roma, sotto la direzione del Soprintendente alle Gallerie di Roma e del Lazio, Guglielmo Matthiae, con il coordinamento della direttrice di zona Augusta Monferini. Rispetto all’allestimento della ottocentesca Cappella delle reliquie, scaturito da un’esigenza sostanzialmente devozionale, il museo ospitato dal 1975 nell’ex coro d’inverno dei canonici ha valorizzato l’aspetto estetico – quindi artistico – degli oggetti esposti, selezionati proprio in base alla qualità dei materiali e della fattura, all’importanza storico-artistica e alla capacità di documentare un certo momento o evento della storia della cattedrale e della città di Veroli.
In certi aspetti dell’allestimento si ravvisa l’eco del valore cultuale di alcuni degli oggetti esposti.
Le croci astili, ad esempio, sono poste in alto: agli occhi di chi, dalla chiesa, attraverso la cancellata, si affaccia per scorgerle sembrano evocare l’ostentazione processionale di cui tante volte sono state protagoniste. Non solo. La vetrina che accoglie il visitatore prima ancora che questi si appresti ad accedere, attraverso la scala, all’interno del museo è fortemente illuminata rispetto alla buia navata destra da cui egli proviene: gli oggetti in essa custoditi, già preziosi nei materiali ma ulteriormente esaltati dal contrasto luce/ombra, assumono così i connotati di un’apparizione miracolosa.
Molti oggetti sono fissati a strutture metalliche essenziali, quindi sono scoperti, osservabili anche a distanze molto ravvicinate e da punti di vista differenti. Altri, invece, sono sistemati all’interno di vetrine.



 

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