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COLLEZIONE

La raccolta attualmente custodita nel Museo civico archeologico di Atina si è formata gradualmente, ampliandosi a mano a mano nel corso del tempo. Il nucleo iniziale, che fu oggetto di una prima sistemazione nel 1978 all’interno del Palazzo ducale dei Cantelmo, è sostanzialmente scaturito dai ritrovamenti di Monte Santa Croce (San Biagio Saracinisco), Colle Alto e Cancello. Negli anni ’90 la Soprintendenza Archeologica del Lazio intraprese un progetto di monitoraggio dell’intera Valle di Comino, coinvolgendo la maggior parte delle amministrazioni locali. Il conseguente aumento della quantità di materiali scoperti e richiese ben presto l’apertura di una nuova sede, più ampia e funzionalmente adeguata, individuata nell’ex scuola “Giuseppe Visocchi”.
Attualmente il percorso museale si apre con il lapidario in cui sono esposte le epigrafi ritrovate nel territorio atinate e datate tra il I secolo a.C. ed il III secolo d.C. Tra queste è utile ricordare all’ingresso la lastra di Titus Helvius Basila, evergete della città di Atina, cui lasciò una discreta somma di denaro. Inoltre all’estremità destra del corridoio è collocata una dedica in marmo rivolta ad un Germanicus Caesar, mentre di fronte all’ingresso è la dedica a Mars sive Numiternus.
In prossimità dell’entrata alla sezione archeologica è conservato un monetiere con reperti provenienti principalmente dalla collezione privata Mancini e dalla località Pescarola.
Sala A: leone marmoreo  e reperti provenienti da Atina, in particolare vasellame rinvenuto in via dei Sanniti.

Sala B: materiale proveniente da Ominimorti e Santa Croce. In particolare, nelle bacheche di questa sala, sono conservate alcune anforette tipo Alfedena, con il caratteristico corpo scandito da larghe scanalature ed anse bifide. Si tratta di una tipologia ceramica che dai recenti studi può essere collocata tra la seconda metà del VII secolo a.C. e la metà del VI secolo a.C. Altri ritrovamenti di ceramica di produzione capuana permetterebbe di ipotizzare una serie di relazioni commerciali con i territori del Garigliano e del Volturno. Non mancano, inoltre, esempi di ceramica d’impasto di produzione locale.

      
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