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NOMINA SUNT CONSEQUENTIA RERUM


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«Latium duplex est», scriveva Servio nel commento all’Eneide di Virgilio, evidenziando l’unità e nello stesso tempo la duplicità del vasto territorio che nel I secolo d.C. si estendeva dalla riva sinistra del Tevere fino giù verso il Volturno (o il Garigliano), distinto in Latium vetus a nord e Latium novum o adiectum a sud.

L’unità, dovuta alla condivisione di dinamiche storiche e relazioni – antropologiche, culturali, economiche – è espressa nell’identità della prima parte del nome: Latium.

La duplicità, emersa nel diverso rapporto con Roma – il Lazio meridionale fu assoggettato e annesso allo stato romano nel IV secolo a.C. – è chiarita nella seconda parte del nome.

La ‘romanizzazione’ non riuscì a moderare, né nell’immediato, né nei secoli successivi, la permeabilità del Latium adiectum ad influenze esterne, dovuta alla particolare conformazione del territorio –  naturale corridoio di collegamento tra Roma e l’Italia meridionale – a cui si associò gradualmente un sistema di viabilità molto capillare.

La posizione strategica e la ricchezza di risorse spiegano in parte perché, nel Medioevo, il Lazio ‘aggiunto’ dai romani, quasi integralmente trasformatosi in terra di Campagna e Marittima, sia stato tanto conteso, soprattutto tra il papato a nord e il potere temporale a sud (goti, normanni, svevi, angioini, ecc.).

Questa condizione di territorio-cuscinetto, pur variando l’identità dei contendenti in causa, perdurò di fatto fino all’Unità d’Italia.


Oggidì risulta difficile rintracciare l’antico Latium adietum all’interno di confini politico-amministrativi esistenti: si potrebbe tentare di circoscriverlo nelle province laziali di Frosinone e Latina, nella bassa provincia di Roma, in parte dell’Abruzzo, del Molise e della Campania ma, più correttamente, mutuando da Marcello Carlino (“Ciociaria, una terra di viaggi che non dico”, Napoli 2007) una bellissima espressione, si potrebbe dire che il Latium adiectum è una “realissima terra che non c’è”, un concetto storico e culturale che, tuttavia, ha lasciato testimonianze archeologiche e storico-artistiche assolutamente tangibili e di gradissimo pregio. 

 

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