Home
L'EDILIZIA NELL'ANTICHITA'

"L’edilizia nell’antichità"
23 febbraio 2007
Conferenza organizzata dall'associazione Casa Ciociara della Cultura, con il patrocinio dell'Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Frosinone.

 Image


Venerdi 23 febbraio, nel Salone di Rappresentanza del Palazzo della Provincia di Frosinone, l'associazione Casa Ciociara della Cultura, con il patrocinio dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Frosinone, ha chiamato a raccolta addetti ai lavori e non riflettere su aspetti antichi e nuovi inerenti le vestigia del passato custodite in terra d'Italia.
L’incontro reitera una serie di appuntamenti e di eventi che danno la possibilità di conoscere la ricchezza culturale del nostro paese, approfondendone alcuni aspetti specifici.

Il presidente della Casa Ciociara della Cultura, l’avv. Giuseppe Felici (nella foto, a destra), ha introdotto i relatori e gli interventi, i quali hanno avuto come denominatore comune il monumento: "Perchè i monumenti romani sono arrivati fino a noi?" del prof. Cairoli Fulvio Giuliani e "La conservazione ed il restauro degli edifici storici. Necessità di ridefinizione dei significati nelle preesistenze" dell'architetto Giovanni Fontana.

Il prof. Cairoli Fulvio Giuliani, ordinario della cattedra di Rilievo ed analisi tecnica dei monumenti antichi presso l’Università la Sapienza di Roma, con un passaggio a volo d'uccello sulla storia dell'edilizia romana, ha messo in evidenza le ragioni tecniche della sopravvivenza dei monumenti  antichi fino ai nostri giorni. Dopo aver limato le teorie tradizionali, secondo cui i manufatti romani avrebbero resistito al tempo in virtù delle  sovradimensioni, delle ingenti risorse economiche e dell’impiego di un gran numero di schiavi, il professor Giuliani ha evidenziato le reali ragioni di tanta resistenza: uno studio più ponderato dei carichi e delle forze che gravano sulle strutture, l’ottima qualità dei prodotti impiegati, l’uso di strutture metalliche a supporto dei materiali lapidei. Insomma: materiali, tecnica e tecnologia di altissimo livello.

L’architetto Giovanni Fontana (nella foto, a sinistra) ha condotto il secondo intervento, a carattere politico-culturale, teso ad evidenziare i problemi della conservazione dei beni culturali e la loro possibile risoluzione.
Leitmotiv dell'intervento è stato il principio secondo cui "non si può dividere un luogo in parti": l’edificio si inserisce e abita in un territorio, intervenendo sul primo non si può prescindere dal considerare e valutare il suo rapporto con il secondo.
Restaurare un edificio, oltre che perseguire finalità conservative, dovrebbe fornire un trampolino di lancio verso la programmazione della riutilizzazione e rivitalizzazione dello stesso, compatibilmente con il suo valore e interesse storico-artistico.
Edifici antichi, restaurati e reintegrati anche nel sistema economico, tornano ad essere entità "parlanti" all'interno del contesto urbano di cui non sono ospiti fuori luogo ma protagonisti vitali.  
La figura ideale per attuare un'operazione simile? Non una, in verità, ma un corpo dalle molte teste: l’architetto, l’urbanista, l'archeologo e lo storico dell'arte i quali, oltre a predisporre il restauro del manufatto, dovrebbero pianificare anche il suo collegamento funzionale con il territorio.
                                                                                &n sp;                    
                                                                                                    Maria Giudici

 


 

 

© 2007 - 2018 Latiumadiectum
e-mail: redazione@latiumadiectum.it - direttore@latiumadiectum.it
Il portale viene aggiornato senza regolare periodicità, pertanto non rientra nella categoria dell'informazione
periodica stabilita dalla Legge n.62 del 7 marzo 2001.